IL MUSEO DIOCESANO

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Il museo, istituito nel 1971 dall'arcivescovo Antonio Iannucci e inaugurato nel 1983, è attualmente in ristrutturazione ed è alloggiato in diversi ambienti del grandioso complesso architettonico della Cattedrale del Seminario Vescovile della Diocesi di Penne.

Il museo si sviluppa su due livelli: il piano inferiore è caratterizzato dalla presenza di elementi architettonici, di sculture e di affreschi; il superiore diviso in varie salette espositive differenti tra loro: in esse vi sono conservate lavori di oreficeria sacra, quadri e sculture lignee, codici e antifonari sacri e infine, paramenti vescovili.

Nell'ingresso vi sono raccolte alcune testimonianze di epoca romana come un tronco di colonna, un altare di epoca imperiale (I d.C.) della Vesta, un bassorilievo con scena gladiatoria e una lapide mortuaria .

Si passa quindi alla crociera della chiesa medioevale di S. Lorenzo dove si trovano alcune sculture medioevali in pietra, i conci (massi squadrati) della Basilica di S. Francesco e due bassorilievi romanici situati un tempo nella primitiva chiesa di S. Francesco (1216).

Nella cripta dell'VIII secolo d.C., sorta sulle rovine dell'antico tempio pagano dedicato a Vesta, si possono ammirare le quattro colonne romane con i capitelli cubici altomedioevali usati dai Longobardi nella costruzione della chiesa, reperti di recinzioni presbiteriali del IX secolo d.C. ed affreschi devozionali (XIII - XV sec.d.C.).

Presenti nella cripta sono inoltre un Cristo in pezza (antica bambola sacra, di incerta datazione, appartenuta al Convento femminile dell'Ordine di Malta), e una Madonna col Bambino in terracotta policroma del XV secolo d.C. del pennese Berardino del Campo, donata da Maria Vittoria Fonticoli, figlia del fondatore della Brioni.

Sono conservate nel belvedere attiguo epigrafi importanti per la Diocesi e la città di Penne, oltre che numerose lapidi e iscrizioni commerative.

Sempre sul piano inferiore vi è il refettorio (l'antica chiesetta di S. Maria degli Angeli) in cui sono custodite alcune sculture medioevali e rinascimentali, alcuni affreschi del XIV e del XV secolo d.C. (S. Maria degli Angeli, S. Pietro e la Processione degli Incappucciati), e una ricostruzione di un arco in pietra del portale d'ingresso della distrutta Basilica della Chiesa di S. Francesco del 1393.

Particolare interesse rivestono le statue in pietra del Redentore (XII secolo d.C.), della Madonna del Latte ( XIV secolo d.C) e della Madonna col Bambino (XV secolo d.C.), conservate nell'adiacente saletta crociera, oltre che una campana proveniente dalla Chiesa di Colleromano del 1490.

Al piano superiore, nella Sala degli Argenti Sacri sono custoditi i lavori di oreficeria sacra dal XIV al XVIII secolo d.C. come ad esempio la Teca di S. Biagio, una teca in avorio intagliato ed ebano intarsiato a piccoli disegni geometrici del XIV secolo d.C., che illustra le figure allegoriche delle Virtù e la storia di Paride ed Elena; una croce processionale del XIV secolo d.C., esempio di altissima oreficeria sulmonese; e la croce reliquiaria del pennese Giovanni D'Angelo, in argento, smalti, coralli e pietre dure del XIV secolo d.C.

Nella Pinacoteca sono custoditi tele e pale d'altare provenienti da chiese pennesi e alcune sculture lignee come il Crocifisso ligneo dei Celestiniani del XIV secolo d.C., e una Madonna Adorante in legno policromo del XVI secolo d.C.

Si passa quindi alla Sala dei Codici allestita con varie vetrinette contenenti antifonari dell'antico convento dei Domenicani di Penne del XIV secolo d.C., con pergamene miniate e tetragrammi musicali; e due Messali Romani del 1837 e del 1939 in latino.

L'ultima saletta è quella dei Paramenti Sacri, che custodisce stole, pianete e piviali realizzati e ricamate con grande cura e attenzione di particolari: tali abiti venivano usati dai vescovi di Penne durante i riti liturgici.

Il Museo rappresenta un punto di riferimento per la gente vestina. Le opere che vi sono custodite, per la loro preziosità e specificità, fanno meglio comprendere l'importanza della Città di Penne. Ogni opera e reperto affidano al visitatore il loro emblema e, pur svincolati dalla loro collocazione originaria, sono ancora capaci di narrare la loro storia.

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